La teoria della conoscenza nel Novecento by Roberta Corvi (ed.)

By Roberta Corvi (ed.)

Le difficoltà nel definire e nel conseguire l. a. verità hanno indotto non pochi filosofi a sbarazzarsi dell'idea stessa di verità, giudicandola ridondante, superflua, in definitiva inutile; tuttavia essa sembra un requisito irrinunciabile in keeping with l. a. conoscenza, poiché, come osserva Watkins, "dire che los angeles verità non fa parte del corpo della scienza è un po' come dire che guarire non fa parte dello scopo della medicina, o che il profitto non fa parte dello scopo del commercio". Del resto, se così non fosse, perché dovremmo attribuire importanza agli argomenti con cui sosteniamo le nostre opinioni, le nostre ipotesi o le nostre teorie? Perché dovremmo impegnarci advert affinare i procedimenti inferenziali, affinché risultino corretti e validi, se non allo scopo di conseguire qualche conoscenza vera sul mondo che ci circonda? Partendo dalla convinzione che l'aspetto cognitivo sia un elemento che costituisce los angeles struttura dell'essere umano e che sia imprescindibile consistent with comprendere le innumerevoli attività umane che ne derivano o che ne utilizzano i prodotti, questa antologia vuole configurare l. a. concezione di conoscenza come si presenta nella filosofia contemporanea. E costruisce così una mappa delle principali posizioni emerse nell'area analitica nel corso del Novecento, senza dimenticare che l. a. riflessione sulla conoscenza ha occupato un posto centrale nel pensiero dell'Occidente fin dalle sue origini.

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Teoria dei numeri

H. Davenport: Problèmes d´empilement et de découvrement. - L. J. Mordell: Equazioni diofantee. - C. A. Rogers: The geometry of numbers. - P. Erdös: a few difficulties at the distribution of best numbers. - G. Ricci: Sul reticolo dei punti aventi consistent with coordinate i numeri primi.

Fuga dalla storia? La rivoluzione russa e la rivoluzione cinese oggi

Napoli, 2012; br. , pp. 312, cm 11,5x19,5. (Diotima. Questioni di Filos. E Politica. 13). Nel 1818, in piena Restaurazione e in un momento in cui il fallimento della rivoluzione francese appariva evidente, anche coloro che inizialmente l'avevano salutata con favore prendevano le distanze dalla vicenda storica iniziata nel 1789: period stata un vergognoso tradimento di nobili ideali.

La teoria della conoscenza nel Novecento

Le difficoltà nel definire e nel conseguire l. a. verità hanno indotto non pochi filosofi a sbarazzarsi dell'idea stessa di verità, giudicandola ridondante, superflua, in definitiva inutile; tuttavia essa sembra un requisito irrinunciabile in line with los angeles conoscenza, poiché, come osserva Watkins, "dire che los angeles verità non fa parte del corpo della scienza è un po' come dire che guarire non fa parte dello scopo della medicina, o che il profitto non fa parte dello scopo del commercio".

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Nel cristianesimo domina a lungo – e non è ancora scomparsa – la convinzione che la guerra sia il giudizio e il castigo di Dio per i peccati commessi (quindi Bossuet crede di poter leggere nei Vangeli l’affermazione che «la guerra durerà quanto il mondo»). E il Corano rassicura così i guerrieri dell’Islam: «Non siete voi che uccidete, è Dio». Alle soglie della nostra civiltà, domina la sentenza di Eraclito: «La guerra è madre di tutte le cose» (e insieme è la “giustizia” suprema). Sulla scia di Eraclito, più o meno temperato dal provvidenzialismo cristiano, procedono grandi pensatori come Leibniz, Hegel, Nietzsche (ma perfino Kant, che aspira alla “pace perpetua”, scrive che «la guerra ha qualcosa di grande in se stessa»), giuristi, sociologi, politologi.

Si organizza allora un corpo di spedizione che costruisce mappe e strade e riesce a strappare al deserto, come si suol dire, un altro lembo di terra. E la scienza “fa un passo avanti”. Ma la maggior parte dei suoi passi avanti la scienza è convinta di farli anche e soprattutto durante l’assenza di quegli esploratori allo sbaraglio. Il resto è accessorio: quegli esploratori possono essere considerati indispensabili da parte di qualche amico della scienza in vena di generosità, ma più spesso sono guardati con compatimento; li si può decorare sul campo, quando la scienza vuol mostrare di essere di ampie vedute, ma il più delle volte si constata che quando ritornano hanno soltanto abiti sbrindellati e notizie confuse.

Intendiamoci: il pensiero di Marx si trova cento leghe al di sopra del livello concettuale della Costituzione italiana (la quale, però, si trova già in buona posizione rispetto a quei marxisti, di cui Marx diceva: «Ho seminato denti di drago e ho raccolto pulci»). Ma è altrettanto certo che l’“abolizione della proprietà privata” (in questa espressione, dice il Manifesto, «i comunisti possono riassumere la loro teoria»), ossia la “cancellazione” del capitalismo, è anticostituzionale. Invece, per il prof.

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